lunedì 8 febbraio 2016

Nuova recensione Cineland. The Hateful Eight di Quentin Tarantino


The Hateful Eight 
di Quentin Tarantino 
con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leight, Walton Goggins 
Western/Giallo, 167 min., USA, 2015 

Dialoghi magnetici. Questo è ciò a cui Tarantino ci ha abituato e questo è il fulcro attorno al quale ruota tutto The Hateful Eight. I personaggi sono chiusi in spazi ridotti (una carrozza, un emporio) e la tensione che ne esce è generata dalle parole, ancora più taglienti di un coltello, ancora più mortali di una pallottola. Il sangue non manca, come pure le pistole nascoste sotto i tavoli, ma questa volta Tarantino punta maggiormente sul mistero rispetto ai suoi lavori precedenti, sfruttando i meccanismi dell’enigma della camera chiusa. Ci sembra infatti di assistere alla trasposizione western di un romanzo giallo alla Agatha Christie, ovvero dove ci sono vittime assassinate da uno dei presenti, un Poirot che ricostruisce i fatti sulla base della logica, lo svelamento di ciò che è accaduto. 

È sicuramente l’opera più riuscita tra le ultime del regista, non solo per la tensione che riesce a creare ma anche per il carico di significati che mette in campo: il monologo di Samuel L. Jackson (egregio nella parte, come del resto Kurt Russell) supera di gran lunga il risultato dell’intero Django Unchained. 

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 6 febbraio 2016)

lunedì 25 gennaio 2016

Nuova recensione Cineland. Il figlio di Saul (Saul fia) di László Nemes


Il figlio di Saul (Saul fia) 
di László Nemes 
con Géza Röhrig, Levente Molnar, Urs Rechn, Sàntor Zsoter 
Drammatico, 107 min., Ungheria, 2015 

La telecamera segue da vicino Saul, prigioniero ungherese che fa parte dei Sonderkommando, ovvero coloro che nei campi di sterminio nazisti hanno l’incarico di accompagnare alle docce i deportati che verranno asfissiati col gas. Solo il suo volto è definito, tutto quello che lo circonda è sfocato, metafora dell’assuefazione e del distacco emotivo che domina nelle situazioni fisicamente ed emotivamente insostenibili: non c’è spazio per i sentimenti in un campo di sterminio, ognuno deve pensare per sé. Ma è proprio quando questo assunto sembra prendere il sopravvento che lo sguardo e il cuore di Saul si aprono alla vista di un ragazzino che è stato tanto forte da resistere alla doccia mortale. Spirerà poco dopo, e Saul cercherà tra mille difficoltà e pericoli di metterne al riparo la salma rivendicando per lui degna sepoltura alla presenza di un rabbino. 

La narrazione (storia e immagini, legate indissolubilmente) diventa una intensissima metafora sull’esigenza di dare uno scopo alla propria vita ormai segnata e sul senso di uno sterminio che aveva svuotato di significato non solo i corpi dei vivi ma anche quelli dei morti. Questi molteplici piani d’interpretazione sono ben avvertibili e, quel che è più importante, resi magistralmente grazie ad uno stile asciutto, onesto, preciso nella sua filologica rappresentazione di un avvenimento storico troppo spesso ricostruito con inutile sentimentalismo e retorica. 

Voto: 5 su 5 

(Film visionato il 22 gennaio 2016 al cinema Rosebud di Reggio Emilia)

lunedì 18 gennaio 2016

Nuova recensione Cineland. The Revenant - Redivivo di Alejandro González Iñárritu



The Revenant – Redivivo 
di Alejandro González Iñárritu 
con Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson 
Avventura, 156 min., USA, 2015 

Manuale delle Giovani Marmotte per adulti. Peccato per chi ha già visto Bear Grylls: L’ultimo sopravvissuto su DMAX e sa già che per non morire a -40 gradi può sventrare un cavallo e dormire nella sua carcassa. Echi del Gladiatore (storia di vendetta) e della Sottile linea rossa (il ricordo degli affetti ed il rapporto con la Natura) permeano una pellicola dalla lunghezza spropositata per una trama così esile e così inverosimile. Scomodiamo allora, arrivati a metà pellicola, per proseguire nella visione, il sempre attuale “patto finzionale”. Ma non riusciamo ancora ad accettare che Hugh Glass (Di Caprio) possa tornare a camminare con una gamba rotta e il corpo dilaniato e che i suoi vestiti possano asciugarsi così rapidamente dopo una fuga via fiume, nonostante la neve, nonostante le temperature rigide. Il colpo di grazia arriva quando il Nostro cade in un dirupo schiantandosi a terra e rialzandosi poco dopo. È a questo punto che sentiamo la nostalgia di Essential Killing (J.Skolimowski, 2010), pellicola affine tematicamente ma ben più riuscita nonché meglio recitata. Sì, perché Vincent Gallo regalava una prova davvero memorabile, mentre Di Caprio è poco credibile (a differenza dell’ottimo Hardy), vittima com’è di una storia che non regala emozioni e non ci rende partecipi di un travaglio interiore che, a conti fatti, non si avverte. Come se non bastasse, l’autenticità della Natura viene completamente corrotta dal massiccio uso del computer, che tutto ritocca: non un animale è reale, non una scena pericolosa è girata dal vero. Anche la battaglia iniziale, vero biglietto da visita per un film che si apra con essa, è poco autentica, da dimenticare

Voto: 3 su 5 

(Film visionato 16 gennaio 2016)

giovedì 14 gennaio 2016

Nuova recensione Cineland. Macbeth di J. Kurzel


Macbeth 
di Justin Kurzel 
con Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jack Reynor, David Thewlis 
Drammatico, 113 min., GB, 2015 

La bellezza della composizione delle inquadrature. La forza di questo film è riassunta in questa frase. Ogni quadro riflette infatti un perfetto studio della disposizione degli elementi in scena, che non tradiscono mai lo spirito del tempo in cui è ambientata la narrazione e non smorzano la tensione di una delle più efferate tragedie mai concepite. Il travaglio, la sofferenza interiore sono lo sporco sotto le unghie dei combattenti, la terra verde di Scozia battuta dal vento che proviene dall’oceano, i veli di nebbia che offuscano gli altipiani, le candele che illuminano i crocifissi, le geometrie del castello in cui Macbeth e la sua regina perdono loro stessi. Un travaglio interiore che è ben reso dalla recitazione degli ottimi Fassbender e Cotillard

L’opera oscilla tra la “classicità” di una mise-en-scène tanto curata quanto essenziale (tornano alla mente Dryer e Bresson) e un interesse per la luce e una cura della fotografia che si risolvono in soluzioni narrative davvero interessanti (time lapse, ralenti e saturazione cromatica finalmente utilizzati in modo funzionale e sensato). La commistione tra tradizione e modernità finalmente funziona

Voto: 4 su 5 

(Film visionato il 13 gennaio 2016)

domenica 3 gennaio 2016

Nuove recensioni Cineland. Star Wars: Il risveglio della forza di J.J. Abrams, Irrational Man di W. Allen, Il ponte delle spie di S. Spielberg


Irrational Man 
di Woody Allen 
con Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey 
Thriller, 96 min., USA, 2015 

Scordatevi le atmosfere, i dialoghi, la morale di Match Point. Irrational Man è un thriller sui generis, in cui la tensione e i significati delle situazioni vengono smorzati dall’ambientazione (un luminoso e verde campus studentesco) e dalla superficialità dei dialoghi. Potremmo trovare una chiave di lettura nella massima arendtiana “la banalità del male”, che la studentessa Jill Pollard (Stone) trova appuntata a matita su una copia di Delitto e castigo appartenente al professore di filosofia Abe Lucas (Phoenix). Purtroppo non è così, e anche questo ennesimo film di Allen cadrà nel dimenticatoio nonostante le ottime prove del solito perfetto Phoenix e della brava Stone

Voto: 3 su 5 

(Film visionato il 27 dicembre 2015)




Star Wars: Il risveglio della forza 
di J.J. Abrams 
con Harrison Ford, Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver 
Fantastico, 136 min., USA, 2015 

L’obiettivo (esplicito) era risvegliare l’interesse verso la saga, portare al cinema chi non l’aveva mai vista e riportare chi non se ne è perso un capitolo. J.J. Abrams non corre rischi e persegue lo scopo in modo fin troppo superficiale. L’imponente campagna pubblicitaria crea un’aspettativa sproporzionata rispetto a un film che sì, si rivela ottimo intrattenimento, ma non accontenta né i puristi né gli spettatori più esigenti. Ogni situazione è stata creata più per richiamare i simboli degli episodi precedenti (Millenium Falcon, spada di Luke, ecc.) e rassicurare il pubblico con l’“effetto nostalgia” che per rinnovare il genere (come invece hanno fatto Nolan con il Cavaliere Oscuro e Mendes con Skyfall). 

Voto: 2 1/2 su 5 

(Film visionato il 23 dicembre 2015)




Il ponte delle spie 
di Steven Spielberg 
con Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda 
Storico/Thriller, 140 min., USA, 2015 

Il fatto che sia ispirato a fatti realmente accaduti non giustifica una trama così lineare, una superficiale caratterizzazione dei personaggi e le tonnellate di retorica filostatunitense che dobbiamo subire dall’inizio alla fine. Ancora una volta sono gli americani buoni, belli e animati dall’imparzialità e dalla rettitudine a doversi misurare con i russi doppiogiochisti, brutti e comunisti. Lo stucchevole Tom Hanks cerca di portarsi sulle spalle una storia di spionaggio già vista e rivista, completamente priva di tensione e con scene talmente telefonate da sfiorare il ridicolo

Voto: 2 su 5 

(Film visionato il 30 dicembre 2015)

giovedì 12 novembre 2015

Nuova recensione Cineland. Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way) di P. Bogdanovich


Tutto può accadere a Broadway (She’s Funny That Way) 
di Peter Bogdanovich 
con Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte 
Commedia, 93 min., USA, 2014 

Una commedia d’altri tempi, di quelle che giocano tutto sulla delicatezza delle situazioni e sulla sottile ironia. Oltre a questo, molti rimandi a pellicole che hanno fatto la storia del genere cinematografico cui questo film appartiene, e cameo finale di Quentin Tarantino (c’era da aspettarselo). Ma, a qualche giorno di distanza, se non fosse per la bravura di Imogen Poots (è nata una stella?) non ci ricorderemmo forse più di quest’opera garbata, non superficiale nei contenuti ma datata nelle forme con cui vengono espressi. 

Un’operazione nostalgia per cinefili. Ci arrendiamo. 

Voto: 3 ½ su 5 

(Film visionato il 7 novembre 2015)

mercoledì 21 ottobre 2015

Compagni di strada (Il reale nei film)


"E' bene che le persone e gli oggetti del tuo film vadano allo stesso passo, come compagni di strada."

[Robert Bresson, Note sul cinematografo, Venezia, Marsilio, 2008, p. 75]
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