domenica 29 giugno 2014

Rêverie (Another way of looking at the Emilian Apennines - Part 3)


Rêverie è un cortissimo ispirato ad un passo della Camera da letto (cap. XXXIII, vv. 67-70), capolavoro in versi di Attilio Bertolucci. È girato a Pietta, poetico paesino delle colline parmensi.




Rêverie from Andrea Vighi on Vimeo.

Another way of looking at the Emilian Apennines - Part 3

Pietta (Tizzano Val Parma, Parma, Italy)

Camera: Panasonic HX-DC1

sabato 14 giugno 2014

Nuova recensione Cineland. Le meraviglie di Alice Rohrwacher


Le meraviglie 
di Alice Rohrwacher 
con Alba Rohrwacher, Sam Louwyck, Sabine Timoteo, Maria Alexandra Lungu, Monica Bellucci 
Drammatico, 110 min., Italia, Svizzera, Germania, 2014 

C’è poesia, è innegabile, e lo spettatore si affeziona senza fatica ai personaggi. Ma la storia, comunque interessante, è esile, talvolta fin troppo irreale (affidarsi a sceneggiatori sembra ormai una bestemmia), e risente dei continui inserimenti di situazioni spiazzanti o tributi palesi a neorealismo o pellicole celeberrime e tematicamente affini (su tutte Amarcord e le sue riflessioni sulla “vita di paese”). 

Ci affezioniamo sopra tutti a Gelsomina, che ricorda l’adolescenza da primogeniti responsabilizzati che devono badare ai propri fratelli, talvolta ai propri genitori. L’unico momento di svago è costituito da un balletto realizzato dalla sorella più piccola, di nascosto dai genitori fricchettoni, sulle note di T’appartengo di angioliniana memoria e l’iscrizione ad un concorso televisivo che potrebbe risollevare le sorti dell’economia famigliare, che sta in piedi grazie alla produzione e vendita di miele e ortaggi. 

In continuità con la tradizione cinematografica europea l’adolescenza viene presentata come un momento difficile, periglioso, serio. Serietà enfatizzata dalla tecnica di ripresa, sì sciatta e irregolare ma ad onor del vero sempre funzionale alla narrazione. Non si sa se interpretare il finale come una metafora o come una dichiarazione d’esonero responsabilità. 

Voto: 3 su 5 

(Film visionato l’11 giugno 2014)


lunedì 2 giugno 2014

Nuova recensione Cineland. Maps To The Stars di David Cronenberg


Maps To The Stars 
di David Cronenberg 
con Julianne Moore, John Cusack, Mia Wasikowska, Robert Pattinson 
Drammatico, 111 min., USA, Canada, Francia, Germania, 2014 


L’esclusione, la deformazione, gli eccessi, la devianza. Tematiche care al regista che ritroviamo in questa sua ultima opera. Ma, per favore, che non si tiri in ballo Altman né tantomeno Mulholland Drive (David Lynch, 2001) o The Canyons (Paul Schrader, 2013). 

Se proprio di similitudine si deve parlare, allora si citi The Informers (Gregor Jordan, 2009), trasposizione di una raccolta di racconti di Bret Easton Ellis che, distribuita solo per il mercato home video, si distingue per stile piatto e sviluppo di un crocevia di storie sfocianti in un finale tanto eccessivo quanto sconclusionato. 

Caratteristiche anche di quest’ultimo film di Cronenberg, che sfrutta toni algidi per mettere in scena una storia sì interessante ma più nelle ambientazioni che nelle vicende di personaggi che incarnano la solita critica al jet-set hollywoodiano (c’è una lunga filmografia a riguardo con un capostipite, Sunset Boulevard di Billy Wilder, che risale al 1950!). 

Interessante e ben sfruttato l’espediente dei fantasmi che tormentano i vivi, ma non basta a rendere memorabile una storia a conti fatti già vista. 

Voto: 2 ½ su 5 

(Film visionato il 28 maggio 2014)

martedì 20 maggio 2014

Remember Us: L'angelo del male, Videodrome, I soliti sospetti

L’angelo del male (La bete umaine
di Jean Renoir 
con Jean Gabin, Simone Simon 
Drammatico, 110 min., Francia 1938 
**** 

Tratto da La bestia umana di Èmile Zola, il film risente del passare del tempo ma rimane comunque un bellissimo esempio di opera che tratta il lato oscuro dell’animo umano. Amore, gelosia, vendetta e sangue sono gli elementi principali di un film sicuramente da riscoprire, uno dei più grandi del cinema di Jean Renoir.


Videodrome 
di David Cronenberg 
con James Woods, Sonja Smits, Deborah Herry 
Fantascienza, Thriller, 87 min., Canada, 1983 
*** ½ 

Cronenberg definisce una cifra stilistica ottimale per indagare il rapporto “epidermico” tra uomo e tecnologia. Riflessione, qui ancora acerba, che avrebbe successivamente toccato il suo vero apice con il più riuscito Crash (1996).


I soliti sospetti (The Usual Suspect
di Bryan Singer 
con Kevin Spacey, Gabriel Byrne, Kevin Pollak, Benicio Del Toro 
Thriller, 105 min., USA, 1995 
*** 

Cinque malfattori si mettono d’accordo per il colpo della vita. Durante il percorso si rendono conto di essere in balia di qualcuno che però riesce sempre a rimanere nell’ombra. Colpo di scena finale e un Kevin Spacey (claudicante) memorabile.

domenica 11 maggio 2014

Remember Us. Diario di un curato di campagna, America 1929 - Sterminateli senza pietà, The American

Diario di un curato di campagna (Journal d’un curé de campagne
di Robert Bresson 
con Claude Laydu, Jean Rivière, Armand Guibert 
Drammatico, 110 min., Francia, 1951
***** 

Lettura laica della fede, della vita. Un’opera difficile, immensa, che non abbandona.


America 1929 - Sterminateli senza pietà (Boxcar Bertha
di Martin Scorsese 
con Barbara Hershey, David Carradine, Barry Primus, John Carradine 
Drammatico, 85 min., USA, 1972 
** ½ 

Scorsese sceglie, per la sua seconda opera, di mettere in scena la storia vera di una ragazza che ha cercato di sopravvivere alla Grande Depressione tra omicidi, prostituzione, lotte sindacali e regolamenti di conti. Ne è uscita un’opera un po’ troppo spesso sopra le righe. Ma si sa, che in quegli anni, il Cinema stava vivendo una profonda rivoluzione.

The American 
di Anton Corbijn 
con George Clooney, Violante Placido, Thelka Reuten, Filippo Timi 
Thriller, 106 min., USA, Italia, 2010 
* ½ 

Bastano due cose: bar di paese usati come tavole calde americane e inseguimenti in motorino tra le stradine vuote, inabitate, scoscese di Castel del Monte. Era del tempo che non vedevamo un film così brutto.


venerdì 2 maggio 2014

Nuova recensione Cineland. Locke di Steven Knight



Locke 
di Steven Knight 
con Tom Hardy 
Drammatico, 85 min., GB, USA, 2013 

Ivan Locke (Hardy) è un capo cantiere. Finita la sua giornata lavorativa entra in macchina e riceve una telefonata da una donna di nome Bethan. Decide di raggiungerla a Londra. Durante il viaggio in macchina veniamo a sapere che la sua decisione rischia di distruggere per sempre la sua vita famigliare e lavorativa. 

Siamo andati al cinema pieni di aspettative. Un film scritto e diretto dallo sceneggiatore della Promessa dell’assassino (Eastern Promises, David Cronenberg, 2007), ambientato tutto all’interno dell’abitacolo di un’auto in cui il protagonista, attraverso una ragnatela di telefonate in vivavoce, distrugge la sua vita. 

Siamo usciti un po’ delusi. Certamente non sarebbe corretto omettere che il film è tutto sommato gradevole e mosso da buoni proponimenti. Ma il meccanismo narrativo architettato non ha dimostrato tutta quella dirompenza trovata, ad esempio, in Buried (Rodrigo Cortés, 2010). Innanzitutto le motivazioni che spingono il protagonista a prendere scomode decisioni vengono esplicitate sin da subito, attenuando completamente l’effetto di qualsiasi successivo colpo di scena. Così come viene quasi subito svelato il rapporto conflittuale che lega il protagonista al ricordo del padre (reso con un artificio fin troppo scontato e banale). Protagonista caratterizzato in modo abbastanza efficace ma poco credibile nelle reazioni e nelle relazioni che lo legano ai colleghi, alla moglie e ai figli. 

Probabilmente il film, totalmente basato sulle parole, perde troppo per colpa di un doppiaggio scriteriato: i discorsi bambineschi dei figli stridono con le loro voci da adolescenti; una donna matura ha una voce da ventenne; il protagonista sembra non tradire emozioni, forse colpa del raffreddore? Considerando una regia praticamente inesistente possiamo dire che, nonostante la rilevanza dei temi trattati, la vera star del film si rivela la BMW: stabile, confortevole e con un impianto vivavoce da paura. 

Voto: 2 su 5 

(Film visionato l’1 maggio 2014)

domenica 27 aprile 2014

Nuova recensione Cineland. Nymphomaniac Vol. I e II di Lars von Trier


Nymphomaniac (vol. I e II) 
di Lars von Trier 
con Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Shia LaBeouf 
Drammatico, 240 min., Danimarca, Germania, UK, Belgio, 2013 

Joe (Gainsbourg) è una cinquantenne che viene trovata da Saligman (Skarsgård) in un vicolo, tumefatta. L’uomo le offre ospitalità. Lei gli racconta la propria vita di ninfomane a partire dall’infanzia. 

È sempre meglio aspettare di avere la visione d’insieme prima di dare un giudizio su un’opera divisa in due parti. Ci si aspetta che i temi rimasti in sospeso nella prima parte trovino un senso alla luce degli eventi del secondo capitolo e che le conclusioni finali siano il frutto di un percorso che si fa forte di premesse convincenti. In Nymphomaniac rimane tutto troppo irrisolto

Ogni capitolo in cui è organizzata la narrazione cerca di farsi forte del rapporto antitetico tra i due protagonisti, contrapposti come il diavolo e l’acqua santa: da una parte Joe, la narratrice ninfomane; dall’altra Saligman, l’uditore colto che interviene con parallelismi tra ciò che ascolta e ciò che ha letto e studiato (si va dal cristianesimo bizantino alla storia romana per arrivare a… Freud, non l’avremmo mai detto). Uno stratagemma che il regista utilizza per dare libero sfogo alle proprie fantasie sessuali, che cerca di nobilitare affiancandole ad una galleria di simmetrici riferimenti culturali (troppo spesso forzati). 

Il frutto di questa operazione è un film a conti fatti gradevole per merito di una comunque ottima tecnica registica, che però a livello contenutistico risente della mancanza di un adeguato approfondimento critico. Gli spunti interessanti infatti non mancano, ma i discorsi ad essi collegati vengono spesso lasciati a metà. Ad esempio, nella prima parte von Trier ha avuto l’occasione di sviscerare un tabù, ovvero di trattare i rapporti di forza che intercorrono tra il sesso femminile e quello maschile. Avrebbe potuto dare una propria interpretazione all’interdipendenza tra i sessi, scovandone le ragioni e smascherandone le ipocrisie. Non l’ha fatto. Del resto, mi faceva notare un mio amico, per aver detto la verità sulla differenza tra uomo e donna Tiresia venne accecato. Von Trier non ha voluto correre il rischio. 

Ed è anche il caso della confusione, condita da un finale disgustosamente banale, che il regista crea nella seconda parte riguardo la vera natura e i veri proponimenti della protagonista. Dapprima ninfomane orgogliosa di esserla, Joe si ripromette poco dopo di voler guarire dalla propria condizione. Come se non bastasse von Trier ne ferma la discesa agli inferi, fatta da un vortice sempre più profondo di violenza, ma solo per farle incontrare il mondo della malavita (mancava solo quella). Altra occasione persa. Se avesse letto di più e meglio, il regista danese avrebbe saputo che spesso nell’arte la degenerazione sessuale è collegata ad una escalation di violenza poi sfociata nell’autodistruzione fisica del degenerato. Come Pasolini, per intenderci. 

Von Trier ha dichiarato: “Un film dovrebbe essere un sasso nella scarpa”. Non abbiamo avvertito neanche un granello di polvere

Voto: 2 ½ su 5 

(Film visionato il 5 e il 24 aprile 2014)


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